Marina Cappelli

Chiacchiere letterarie

Come gestire e interpretare le recensioni (parte seconda)

Ben ritrovati, librandi. È giunta l’ora di affrontare la seconda parte del discorso “recensioni” iniziato qui. L’ultima volta, in chiusura di articolo, ci eravamo posti un paio di domande: 1) Come si fa a livellare le monostelle che tanto ci abbassano la media nelle recensioni? 2) Come fanno alcuni libri, oggettivamente bruttini, ad avere tutte quelle recensioni positive ed essere tra i primi dieci/venti nelle classifiche? È semplice: pagando! Il fenomeno delle recensioni a pagamento, amichevolmente chiamate RAP, è il fratellino minore di quello delle editorie a pagamento, le EAP. Prima l’autore, digiuno e inesperto in questa giungla in espansione che è l’editoria del terzo millennio, si affida alle EAP; poi, accorgendosi che la casa editrice non è altro che una stamperia on demand (dove...

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Come gestire e interpretare le recensioni

E come farle, anche! Chi si espone dovrà sempre fare i conti con i feedback. È una regola che vale per tutti. Le recensioni positive fanno sempre piacere, sia che queste vengano rilasciate da persone che “se ne intendono”, sia dai profani, senza entrare nel merito di amici e conoscenti. Per quanto riguarda le recensioni negative, invece, la faccenda è ben diversa. Quando notiamo le monostelle, il nostro animo si allarma e il pensiero va subito al fatto che ogni stelletta solitaria ci abbasserà la media del feedback. Ma tranquilli, esiste il modo di far risalire l’indice di gradimento e ha la stessa valenza di una recensione negativa lasciata senza che questa dica granché. Sì, perché le recensioni negative vanno anche sapute interpretare, e...

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Le utili, quanto brutte, manchette!

Sono quelle fascette di carta che circondano i libri, spesso di colori sgargianti, come il giallo, il rosso, l’arancione. Sono la gioia e il dolore del lettore che si avvicina a una vetrina di libri. Bruttissime, non lo neghiamo, queste fascette nascondono per buona parte la copertina del libro – anche se ammetto che qualche volta è un bene, vista l’ancor più bruttezza di alcune cover – riportando notizie riguardanti gli stratosferici risultati del libro stesso, tipo “Bestseller da oltre 300.000 copie”, “Autore da sei milioni di copie”, “1.000.000 di copie vendute in Italia”, e così via. Frasi, ovviamente, buttate lì a caso, tanto chi è che andrebbe mai a controllare, una per una, se il milione di copie è stato realmente...

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Quando l’editing va in conflitto con l’editor.

Vi è mai capitato di vedere scritta una cosa che, per quanto esatta sia, proprio non vi suona bene? La leggete, la rileggete e poi, presi dall’atroce dubbio, andate a ricercare chi abbia torto, se voi o chi ha scritto quell’intruglio. Ecco, adesso immaginatevi come si possa sentire un editor che si vede segnare in rosso dal correttore automatico di Word una parola che ha sempre sentito dire, e ha pure la riprova che sia esatta. Vi giuro, crolla il mondo. Se non tutto quanto, un bel pezzo! L’altro giorno mi è capitato un episodio che difficilmente scorderò. Prendiamo come esempio un grande castello, di quelli pieni di anfratti, pertugi e stanze segrete. Tipo quello di Barbablù, o di Vladimir Dracula. Immaginiamolo a forma...

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Incipit sì, o incipit no?

Ormai usiamo i nostri profili social per fare di tutto: conoscere persone nuove, ritrovare vecchi amici, sfogarsi, chiedere e rispondere, rendere partecipi i nostri contatti di ciò che facciamo, subiamo, mangiamo… Su un profilo social c’è di tutto – tutto ciò che vogliamo che gli altri sappiano di noi, ovviamente – e spesso ci troviamo DAVVERO TUTTO! Anche sui profili di chi scrive si trovano post che riguardano la vita degli autori, le loro idee, i progetti e molte volte si trovano gli incipit delle loro opere. Trovo questa cosa molto bella da offrire a chi frequenta i nostri profili e le nostre pagine autore, anch’io qualche volta lascio qualche frase tratta dai miei libri. Ciò aiuta i lettori a capire il modo in cui scriviamo, il genere trattato, il tutto...

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“Perplimere” è un verbo?

L’altro giorno ho assistito a una gentil tenzone tra un vecchio professore di Lettere e un giovin scrittore a proposito del termine “perplimere”. Il giovin scrittore sosteneva con ardore la parola in questione, rimarcando frasi e libri in cui questa regnava, coniugata nei più disparati tempi verbali, avendo superato le più aspre e strette maglie di altisonanti editor, quindi la faccenda, per il giovanotto, poteva concludersi lì. Dal canto suo il vecchio professore insisteva nel proprio atteggiamento nei confronti di quello che lui già faticava ad accettare come neologismo, figurarsi relegarlo nella schiera dei verbi. La diatriba è durata un tempo relativamente breve, dal momento che l’uno non riusciva a convincere l’altro, sebbene volassero opinioni pregevoli da entrambe le parti. Nella mia infinita ignoranza mi...

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Prima la correzione di bozze o prima l’editing?

Sembra quasi la domanda “È nato prima l’uovo o la gallina?”, invece la cosa è molto meno cervellotica. La prima cosa da fare sarà senz’altro una correzione di bozza. In questo modo, che ne facciamo una prima sfoltita noi tramite il correttore ortografico di Word, o che affidiamo il manoscritto a un CdB, avremo un testo pulito da refusi, cose a caso, righe orfane, spazi doppi e altre cianfrusaglie che escono fuori quasi per magia mentre digitiamo. In questo caso chi dovrà farci l’editing avrà un manoscritto ordinato persino nello stile dei titoli, sottotitoli, corpo del testo, formattazione in generale e potrà dedicarsi senza distrazioni al lavoro che gli compete. Quale questo sia, se un editing leggero, medio o pesante,...

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Perché non sono in grado di correggere il mio manoscritto?

“Perché se consideravi quell’errore un errore, non lo avresti scritto”, mi verrebbe da rispondere. In realtà non si sta parlando tanto di refusi, accenti al posto di apostrofi, o virgole al posto di punti. Tantomeno di cose più evidenti, tipo aprire un dialogo con le virgolette caporali e chiuderlo con le virgolette alte. Il problema nasce quando in un contesto del 1800, facciamo controllare l’ora al nostro protagonista facendogli scostare la manica del soprabito, anziché frugare nel taschino del panciotto; oppure gli facciamo accendere la luce da un interruttore, quando entra in una stanza. Ovviamente ho appena esagerato per fare un esempio, ma non sapete quante volte mi sono capitati quegli errori che io definisco “i quattro mostri”: Il mostro temporale (è...

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Libriamo!

Salve a tutti. Finalmente si parte con questo ambizioso progetto dal nome liberatorio e leggero. Ogni volta che potrò, vi racconterò qualcosa, sia di me che dei tanti colleghi scrittori, molti dei quali hanno iniziato con me il percorso di autori, e qualcuno anche qualcosa di più. Parlerò di curiosità legate a questo fantastico mondo, di storie da leggere e da consigliare, di fiere a cui partecipare o da visitare. Spero che la navigazione attraverso questo sito sia semplice e intuitiva. Troverete varie sezioni, ma quella in cui potremo scambiarci opinioni e chiacchierare come se fossimo a un caffè letterario è questa, la news! Questo caffè letterario virtuale comprenderà dei tavolini, attorno ai quali poter parlare di vari argomenti. Ci sarà il tavolo...

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